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Trasforma ogni emozione da ostacolo in risorsa attraverso l’Agilità Emotiva

Ciao! Nella scorsa puntata abbiamo parlato dell’antifragilità, una skill fondamentale per affrontare il cambiamento e la realtà mutevole intorno a noi. Come abbiamo detto lo strumento messo a punto per valutare il proprio grado di Antifragilità ci fornisce delle informazioni importanti sulle 4 caratteristiche utili da sviluppare per diventare Antifragile e sono: l’adattamento proattivo, l’evoluzione agonistica, l’agilità emotiva e la distruttività consapevole. Tra queste oggi approfondiamo l’agilità emotiva, perché se è vero che dobbiamo creare delle strategie per far fronte al cambiamento, abbandonare i vecchi paradigmi per abbracciare le nuove necessità, creare nuove abitudini e innovarci professionalmente giorno dopo giorno per costruirci una carriera che migliori la qualità della nostra vita lavorativa e il nostro benessere, è anche vero che tutto questo è connotato da una moltitudine di emozioni che se non accolte e capite posso esserci d’ostacolo, invece che una risorsa, facendoci vivere il cambiamento come un peso troppo grande da sopportare.

Prima però di addentrarci alla scoperta dell’agilità emotiva facciamo 3 premesse:

– innanzitutto può essere utile suddividere, per meglio ragionarci su, l’agilità emotiva nei suoi due componenti fondamentali ossia: la capacità di essere agili, flessibili, di destreggiarci in modo pronto ed elastico, in questo caso all’interno della nostra sfera emotiva, che compone la seconda componente fondamentale. Grazie alle neuroscienze sappiamo che all’interno del nostro cervello, nel lobo temporale abbiamo una struttura, che avendo la forma di una mandorla venne denominata con il termine che in greco significa appunto mandorla, l’amigdala e che è considerata fondamentale delle nostre emozioni, specialmente per la paura, ma anche per altri stati emozionali.

– Inoltre quando parliamo di emozioni dobbiamo ricordarci che è un argomento che comprende la persona nella sua totalità perché ciò che proviamo si manifesta sia a livello emotivo, con le emozioni e i pensieri, ma anche a livello fisico, con alterazioni del battito cardiaco, il rilascio da parte delle ghiandole degli ormoni e tutto questo influenza di conseguenza i nostri comportamenti e le nostre scelte.

– Un altro aspetto da tenere presente è che tutte le emozioni sono utili e sono delle preziose risorse per scegliere quale comportamento mettere in atto.

Bene fatte queste premesse possiamo affermare che ogni cambiamento porta con sé emozioni come la paura, l’incertezza, il senso di colpa che possono di conseguenza portarci ad irrigidirci di fronte alle situazioni o alle decisioni da prendere, ma diventando agili emotivamente possiamo aumentare la nostra capacità di prendere decisioni efficaci volte all’innovazione di noi stessi. L’Agilità Emotiva, infatti, è quella capacità che ci aiuta a non soccombere alle nostre emozioni e ai nostri pensieri, ma ci supporta nel riconoscerle per poterle gestire e utilizzarle a nostro vantaggio per facilitare un cambiamento nel lavoro così come nella vita in generale. Secondo Susan David, psicologa che ha dedicato la sua carriera allo studio delle emozioni, della motivazione e del cambiamento di sé, è possibile affrontare con successo un cambiamento, soprattutto in questo periodo storico, se mettiamo in pratica la flessibilità di tutte le nostre emozioni sia quelle positive che negative, aprendoci al nostro reale potenziale. La PhD David Scrive nel suo libro: Agilità emotiva. Non restare bloccato, accogli il cambiamento e prospera nella vita e nel lavoro che le persone emotivamente agili “comprendono che la vita non è sempre facile, ma continuano ad agire facendo riferimento ai valori a cui tengono di più e perseguono gli obiettivi a lungo termine”. Il punto allora non è più non provare emozioni negative, come la rabbia, o la tristezza, ma accettare di provare tutte le emozioni e continua la David: “anziché lasciare che questi sentimenti le facciano “deragliare”, le persone emotivamente agili si dispongono verso un’effettiva trasformazione – nel bene e nel male – che le ponga in favore delle loro più alte ambizioni”.

La parola chiave che torna anche qui, come nella puntata sull’antifragilità è trasformazione, non rimanere passivamente inermi di fronte agli eventi, nell’attesa che passino, ma innovarsi e sviluppare ognuno modi diversi e funzionali per farvi fronte efficacemente, accettando anche le sfide che il cambiamento porta con sé.

Per giungere alla trasformazione dobbiamo valutare di volta in volta ciò che proviamo o i pensieri che facciamo durante la giornata lavorativa e raggiungere la consapevolezza che questi non ci definiscono come persona, quindi il primo passo è definire una sensazione o un pensiero per quello che oggettivamente è, una sensazione e un pensiero, questo ci aiuterà a prendere le distanze da quell’emozione o pensiero e a vederlo ridimensionato rispetto alla totalità della nostra personalità. Se ci sentiamo stressati possiamo dircelo: “Mi osservo e mi sento stressato” questo verbalizzarlo crea immediatamente una distanza tra noi e la percezione che stiamo vivendo in quel momento, questo esercizio è molto potente perché tiene distinti i due piani, noi e la realtà che stiamo percependo. Inoltre dobbiamo tenere presente che mentre ci può riuscire più facile distinguere la paura dalla rabbia quando la proviamo, non è altrettanto facile distinguere, quali emozioni o pensieri si celano nello stress. Quindi, per poterci osservare mentre proviamo un’emozione o un pensiero, in modo che ci sia utile a migliorare la qualità della nostra vita, è importante conoscere e saper dare un nome a ciò che stiamo provando o sentendo. È importante allenarci a identificare, possiamo dire, la corretta etichetta dell’emozione che stiamo vivendo. Ad esempio se mi ripeto sempre che sono stressata in ogni situazione, mi allontano dalla possibilità di lavorare sulla reale emozione che sto provando. In realtà magari in quel momento specifico sono stanca o frustrata o triste.

In ambito lavorativo come ci può essere utile l’agilità emotiva?

Ad esempio capita spesso che le persone che vogliono cambiare lavoro vivono con notevole distress l’essere intrappolati in un’azienda o in mansioni che non sentono più in linea con i propri valori, allora spesso accade che ci si lasci pervadere giorno dopo giorno da questo distress o dalla frustrazione, facendo calare la motivazione verso il mondo del lavoro in generale e piano piano abbassando la qualità del nostro lavoro, alimentando il senso di malessere, ma se siamo emotivamente agili possiamo trasformare quell’esperienza da ostacolo in risorsa, osservandoci e descrivendo quali emozioni, pensieri stiamo provando, analizzando la situazione, guardandola da una prospettiva funzionale ai nostri nuovi obiettivi, concentrandoci ad esempio nell’acquisire nuove competenze, nel provare nuovi approcci al lavoro, nel prenderci il tempo per stabilire nuovi contatti utili ad ottenere un nuovo lavoro. Quindi essere emotivamente agili ci permette di non restare intrappolati nel distress, poiché è per noi controproducente, non ci permette di vedere altre via di uscita, trasformandolo in stress positivo, quello che alimenta la nostra motivazione e ci da energia per controllare e calibrare le nostre scelte e i nostri comportamenti.

Ci sono molte cose che puoi già fare per diventare emotivamente agile, e quindi capace di identificare le emozioni e osservarti in modo funzionale all’interno delle situazioni lavorative e di conseguenza prendere le scelte migliori per te: puoi approfondire questo tema ascoltando anche la puntata, qui nel podcast, dove abbiamo già parlato delle emozioni di base, secondo la teoria di Paul Ekman,  ma anche della loro localizzazione nel nostro corpo, inoltre per prendere confidenza con molte altre emozioni e migliorare il dialogo con te puoi consultare l’Atlante delle emozioni, dove l’autrice Tiffany Watt Smith ne descrive 156, anche da un punto di vista storico-culturale.

Infine ti condivido un processo di acquisizione dell’agilità emotiva, proposto dalla PhD David, che si sviluppa in quattro movimenti essenziali:

  1. riconoscere le proprie emozioni: ciò che proviamo in ogni situazione fa parte di noi, accettiamoci e lavoriamoci sopra per andare avanti, invece che nasconderli o evitarli.
  2. prendere le distanze: ora che abbiamo riconosciuto i nostri pensieri e le nostre emozioni prendiamo le distanze da loro, questo ci aiuterà ad avere una visione più ampia sulla situazione e ci aiuterà a reagire avendo a disposizione una più ampia gamma di possibilità.
  3. seguire le proprie motivazioni: nel terzo passaggio, avendo riconosciuto le tue emozioni, e avendo preso le distanze per agire su di esse, puoi integrarle con i tuoi valori e le tue motivazioni così da costruirti una “visione futura”, per trovare nuove e migliori modalità di raggiungere i tuoi obiettivi.
  4. andare avanti: partire da piccoli passi per ottenere delle modifiche durature nel tempo e mantenere vivo il senso di sfida e di crescita.

Se vuoi continuare a lavorare sulla tua agilità emotiva, nei prossimi giorni nel canale Telegram di Psicologia a Lavoro! trovi ulteriori approfondimenti.

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Quindi diventare emotivamente agili non vuol dire solo riconoscere le emozioni che proviamo e saperle chiamare ognuna con il proprio nome, ma ha un senso molto più vasto, essere emotivamente agili, secondo la David “significa acquisire un nuovo modo di agire che ci aiuta a vivere la vita che desideriamo e a fare di nuovo nostri anche i sentimenti di inquietudine, così che possiamo arrivare a renderli una fonte di energia, creatività e intuizione”.

Autrice

Dr. Valentina Patacca

Psicologa del Lavoro e autrice del podcast Psicologia a Lavoro!

AUTRICE