Ascoltalo dalla tua piattaforma preferita

Google Podcasts
iHeartRadio Podcasts

Stress cronico a lavoro: la sindrome di Burnout

Ciao! Spesso nelle puntate precedenti come quella sul circolo virtuoso dell’innovazione professionale o sull’equilibrio tra vita e lavoro o quella sulla pianificazione del nostro lavoro, ho fatto riferimento alla sindrome di Burnout. Oggi allora zoomiamo su questo ostacolo prettamente professionale che ha ripercussioni serie sulla qualità della nostra vita lavorativa. Una notizia apparsa su diversi giornali ci raccontava che ad agosto negli Stati Uniti si è assistito ad un fenomeno chiamato la “grande dimissione” in cui circa 4 milioni di lavoratori statunitensi hanno lasciato il loro posto di lavoro e dalle interviste effettuate ai lavoratori era emerso che le cause più frequenti erano state proprio la sindrome di Burnout e l’ansia. Sicuramente infatti l’emergenza sanitaria ha cambiato il modo con cui le persone si rapportano con il loro lavoro, cresce anche la consapevolezza che ad esempio lo stipendio non sia più un fattore da mettere davanti al proprio benessere psicologico. Questa consapevolezza è indispensabile per migliorare la qualità della propria vita, perché vuol dire iniziare a pensare veramente che è meglio lavorare per vivere e non vivere per lavorare. Siamo sempre stati portati a pensare che il lavoro è il metro di giudizio del nostro benessere generale, quando invece questo cambio di prospettiva rimette al suo posto il lavoro come uno degli aspetti importanti della nostra vita.

Il termine Burnout venne utilizzato per la prima volta nel 1975, ma la sua popolarità è legata alla psicologa sociale americana Cristina Maslach nel 1976. Inizialmente il Burnout era un disturbo legato alle professioni di aiuto come vigili del fuoco, medici, infermieri, ma con il tempo venne esteso a tutti i lavoratori. Oggi, infatti, siamo bombardati da ritmi sempre più accelerati, scadenze da rispettare, ma anche dalla percezione di non fare mai abbastanza o dalle difficili relazioni con colleghi o con i responsabili, ma anche rispetto a noi stessi e nell’ultimo periodo anche dall’urgenza di gestire tra loro vita e lavoro, che in qualche modo si sono fusi insieme, richiedendo di far fronte a nuove sfide. Ma il Burnout può emergere anche quando per troppo tempo proviamo insoddisfazione per il lavoro che svolgiamo, non ci sentiamo più gratificati o non c’è una chiarezza tra ciò che ci viene richiesto di svolgere e gli obiettivi da raggiungere, orari di lavoro prolungati o infiniti, fino alle molestie psicologiche e al mobbing.

Per fortuna negli anni si è parlato sempre di più di salute occupazionale e nel maggio del 2019 l’OMS ha riconosciuto il Burnout come una “sindrome”, inserendolo nell’11esima revisione della Classificazione Internazionale delle Malattie e definendolo un “fenomeno occupazionale” che deriva da uno stato di stress cronico sul posto di lavoro che non è stato gestito con successo.

“La salute occupazionale” secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità “è una strategia importante non soltanto per garantire la salute dei lavoratori, ma anche per migliorare la produttività, la qualità dei prodotti, la motivazione e la soddisfazione lavorativa e, di conseguenza, la qualità complessiva della vita degli individui e della collettività.”

Che cos’è il Burnout?

Il suo significato letterale è “bruciato”, “esaurito”, e si riferisce allo stato di deperimento nel tempo delle energie nei confronti del lavoro che svolgiamo e per il quale nel tempo non abbiamo fatto nulla e proprio come un fiammifero abbiamo continuato a bruciare fino all’esaurimento delle nostre energie, infatti le tre principali dimensioni che caratterizzano la sindrome di Burnout sono:

1) l’esaurimento emotivo, questo è caratterizzato da un forte coinvolgimento emotivo e il conseguente utilizzo eccessivo delle nostre risorse affettive. Si provano quindi sentimenti di esaurimento energetico ed estrema spossatezza;

2) il cinismo, provare un aumento della distanza mentale dal proprio lavoro, con sentimenti di negativismo legati al proprio lavoro;

3)  provare un senso di inefficacia personale, di inadeguatezza e di incapacità, che porta ad una mancanza di realizzazione sul lavoro.

Nel tempo sono stati effettuati molti studi sulla sindrome di Burnout, e la Winona State University attraverso diversi studi ha descritto il processo che i lavoratori attraversano quando iniziano a lavorare fino alla possibile comparsa del Burnout e lo hanno suddiviso in 5 fasi:

  1. Luna di miele: questa fase è caratterizzata da un’elevata soddisfazione sul lavoro, un grande impegno, molta energia e creatività, di fronte a fattori di stress prendiamo consapevolezza delle strategie di coping da mettere in campo o da sviluppare. In teoria, se i modelli di coping sono positivi e funzionali, allora è possibile restare in questa fase anche a tempo indeterminato. Abbiamo già parlato delle strategie di coping e trovi la puntata qui nel podcast.
  2. Azione per l’equilibrio: al contrario dell’ottimismo sfrenato della fase precedente, qui siamo consapevoli che alcuni giorni sono migliori di altri per quanto riguarda il modo in cui stiamo gestendo lo stress sul lavoro. Si inizia quindi a sentire il peso delle responsabilità e la fatica fisica e mentale che ostacolano lo svolgimento del lavoro.
  3. Sintomi cronici: in questa fase vediamo un’intensificarsi di alcuni sintomi della fase precedente, e possiamo provare rabbia, depressione, e un esaurimento cronico.
  4. Crisi: qui i sintomi diventano critici, si intensificano e possono aumentare di numero, il pessimismo e l’insicurezza dominano il pensiero fino a pensare di non voler fuggire da quel lavoro.
  5. Coinvolgimento totale: qui i sintomi del Burnout sono presenti per tutto l’arco della vita professionale.

Possiamo suddividere i principali fattori di rischio che, quando protratti per un lungo lasso di tempo, possono condurre al Burnout in:

fattori esterni:

  • sovraccarico di lavoro
  • mancato riconoscimento
  • subire ingiustizie
  • mobbing
  • poco controllo sulle proprie mansioni
  • orario di lavoro infinito

fattori interni:

  • impegno esagerato
  • inefficienza nel lavoro
  • stanchezza generale
  • insoddisfazione lavorativa
  • elevate pretese da sé stessi
  • aspettative elevate rispetto alle risorse possedute
  • perfezionismo
  • dubbi sul senso del proprio operato
  • difficoltà nel dire di “no”

Cosa puoi fare già da ora? Prova ad analizzare la tua settimana di lavoro e poniti queste 4 domande:

  1. sono consapevole di ciò che devo fare e del tempo che mi occorrerà per portare a termine ciò che ho programmato o le situazioni si susseguono senza che io ne abbia il controllo?
  2. sto lavorando tanto o sto lavorando bene?
  3. sono capace di dire di no, quindi porre i miei limiti agli altri?
  4. quante volte al giorno mi lascio distrarre mentre svolgo le attività?

Prendi nota durante la settimana delle risposte che dai a queste domande e monitora la tua consapevolezza lavorativa.

Se poi vuoi continuare a lavorare sulla tua consapevolezza nel lavoro, nei prossimi giorni nel canale gratuito Telegram di Psicologia a Lavoro! troverai ulteriori approfondimenti.

Se non sei ancora iscritto al canale basta cliccare qui  per accedere gratuitamente.

Tieni in considerazione anche il fatto che il tema del Burnout è legato a molti altri temi quali l’autostima, l’autoefficacia, la capacità di organizzare il proprio lavoro, la consapevolezza i nostri limiti, sapere quando stiamo chiedendo troppo a noi stessi e saperci fermare quando la mole di lavoro assomiglia ad una montagna di cui non riusciamo a vedere la vetta, perché questo vuol dire allora che è importante iniziare anche a valutare quali sono i temi sui quali fortificarsi che ci sono di sostegno quando sentiamo che la situazione lavorativa si sta complicando.

In conclusione è bene ricordare che è sempre possibile risalire dalla fase 5 alla fase 1 di cui abbiamo parlato o prevenire il Burnout e rimanere nella fase 1, decidendo di agire per prenderci cura di noi stessi, ad esempio partendo dal rafforzare le strategie di coping o svilupparne di nuove.

Autrice

Dr. Valentina Patacca

Psicologa del Lavoro e autrice del podcast Psicologia a Lavoro!

AUTRICE