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Circolo Virtuoso dell’Innovazione Professionale – Fase 1: sviluppare il mindset

Eccoci oggi alla prima puntata del viaggio nel Circolo Virtuoso dell’Innovazione Professionale che abbiamo introdotto nella scorsa puntata. Quindi il mio consiglio, se non hai ascoltato la precedente puntata, è di ascoltare prima quella poiché lì abbiamo definito la cornice e i passaggi di questo viaggio e potrai conoscere il filo conduttore che legherà questa e le prossima puntate.

Riprendiamo dunque il discorso del Circolo Virtuoso dell’Innovazione Professionale ricordando brevemente che l’ho schematizzato in 3 fasi più 1: sviluppare il mindset, definire il valore, comunicare il valore e la quarta è la validazione.

Partiamo con la prima fase: sviluppare il mindset, cioè la base che sorregge tutto ciò che costruiremo da qui in poi.

Che cos’è il mindset? è il nostro stato mentale, quell’insieme di caratteristiche fondamentali che definiscono la nostra personalità, è il modo con cui interpretiamo e analizzare la realtà, in cui mettiamo in atto dei comportamenti, svolgiamo le attività quotidiane, prendiamo decisioni e interagiamo con gli altri, e che dipendono dal bagaglio di valori, principi e convinzioni che possono influenzare il nostro atteggiamento abituale,  influenzando le modalità di agire e di reagire di fronte ai diversi scenari che affrontiamo nella vita.

Quindi è necessario in questa prima fase rivolgere lo sguardo verso noi stessi per valutare i nostri valori, le nostre convinzioni, sapere come funzioniamo per poi divergere sulla realtà che ci circonda per leggerla in moda da analizzare le sue caratteristiche principali, che possiamo definire utilizzando con l’acronimo VUCA, e cioè volatile, incerta, complessa e ambigua, e adottare quel mindset che ci aiuta a viverla in modo produttivo, focalizzato ed efficace. Quindi il mindset di cui parleremo ha lo scopo di supportarci tanto nei momenti sì della nostra vita e del nostro lavoro, e che quindi ci faccia vivere a pieno i nostri migliori risultati, essere capaci di sentirci soddisfatti delle nostre azioni, sia supportarci nei momenti no, in quelli così così, come nei peggiori, lo scopo è abbracciare quell’approccio che ci permette di imparare dai nostri errori e di viverli come un apprendimento prezioso, per poterci trasformarci quando è necessario.

Nel 2000, la psicologa Carol Susan Dweck ha studiato il concetto di mentalità e in base alle caratteristiche lo ha suddiviso in fissa e di crescita. In quella fissa, le persone credono che le loro qualità siano tratti dati una volta per tutte e che non possono cambiare. In quella di crescita, o agile, le persone sono convinte che il loro apprendimento e la loro intelligenza possono crescere con l’impegno, il tempo e l’esperienza.

Bè quindi se risulta evidente che è più utile sviluppare un mindset di crescita, agile, non è così evidente il come svilupparlo, o come passare da un mindset fisso ad uno agile.

Partendo sempre dal presupposto che ognuno di noi è unico, allora ci saranno senz’altro moltissime capacità da sviluppare e modi diversi per potenziare un mindset agile, ma da qualche parte dobbiamo iniziare e allora analizzando la realtà, le mie esperienze e approfondendo l’argomento ho capito che ci sono due capacità che possono senz’altro fare la differenza ed essere terreno fertile per lo sviluppo di tutte le altre soft skill, di cui abbiamo anche già parlato e di cui trovi le puntate qui nel podcast, a mio avviso è fondamentale partire dall’antifragilità e dall’agilità emotiva.

L’Antifragilità è un concetto sviluppato dal matematico libanese Nassim Nicholas Taleb nel 2012, ma che da allora è stato studiato molto per arrivare a capire di cosa si compone questa capacità e come è possibile utilizzarla nelle nostre vite. In linea generale svilupparla ci permette di essere in grado di trasformare un limite in opportunità, perché saremo consapevoli del nostro potenziale; potremo trarre vantaggio dagli eventi negativi aumentando la qualità delle nostre prestazioni e aumentando le possibilità di scelta di fronte all’imprevedibilità. Questo vuol dire che diventare antigragile, non solo ci aiuterà a fronteggiare il distress, la vera parte problematica dello stress, ma ci renderà migliori di come eravamo prima di attraversare l’imprevisto, ci renderà ancora più dediti al kaizen, il miglioramento continuo. Questo costrutto psicologico dell’antifragilità, come ti dicevo, è stato approfondito e studiato, tanto che oggi ne conosciamo le capacità che lo definiscono, così da poterci lavorare su e sono 4:

l’adattamento proattivo, cioè reagire in modo proattivo e funzionale alle nuove situazioni;

l’evoluzione agonistica, quindi la voglia attiva di uscire dalla nostra confort zone e di mettersi alla prova;

l’agilità emotiva, che approfondiremo meglio tra poco, è la capacità che ci aiuta a vivere tutte le nostre emozioni in modo efficace;

distruttività consapevole è la capacità che ci porta oltre il condizionamento della conoscenza e delle abitudini e che ci mette nelle condizioni di vedere nuove possibilità, è quella che ci spinge ad uscire dalla zona di confort.

Agilità emotiva: è un concetto sviluppato dalla psicologa Susan David, che ha dedicato la sua carriera allo studio delle emozioni, della motivazione e del cambiamento di sé, è quella capacità che ci aiuta a non soccombere alle nostre emozioni e ai nostri pensieri, ma ci aiuta a riconoscerle per poterle gestire e utilizzarle a nostro vantaggio per facilitare un cambiamento. Secondo gli studi della psicologa David è possibile affrontare con successo un cambiamento, se mettiamo in pratica la flessibilità di tutte le nostre emozioni sia quelle positive che negative, aprendoci al nostro reale potenziale. Nel suo libro: Agilità emotiva. Non restare bloccato, accogli il cambiamento e prospera nella vita e nel lavoro scrive che le persone emotivamente agili “comprendono che la vita non è sempre facile, ma continuano ad agire facendo riferimento ai valori a cui tengono di più e perseguono gli obiettivi a lungo termine”. Il punto allora non è più non provare emozioni negative, come la rabbia, o la tristezza, ma accettare di provare tutte le emozioni e continua la David: “anziché lasciare che questi sentimenti le facciano “deragliare”, le persone emotivamente agili si dispongono verso un’effettiva trasformazione – nel bene e nel male – che le ponga in favore delle loro più alte ambizioni”.

La parola chiave che fa da sfondo a tutto è trasformazione, non rimanere passivamente inermi di fronte agli eventi, nell’attesa che passino, ma innovarsi e sviluppare ognuno modi diversi e funzionali per farvi fronte efficacemente.

Chiaramente questi due concetti meritano un approfondimento dedicato che ho già messo in calendario, e li analizzeremo senz’altro più avanti nel podcast.

Ora per iniziare subito a lavorare sul tuo mindset agile nel canale Telegram di Psicologia a Lavoro! trovi un pdf in cui ti propongo un esercizio da cui iniziare questo viaggio, e lavorare sul tuo mindset, e se vorrai potrai farmi sapere le tue risposte scrivendomi su Telegram.

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In generale parti sempre dal valutare dove sei oggi per capire in che direzione muoverti e dove vuoi andare.

Per concludere quindi lo scopo è raggiungere un mindset agile, cioè un assetto mentale che all’insegna appunto dell’agilità, ci supporti nel leggere le crisi come una risorsa, sia a livello emotivo che comportamentale, in ogni ambito della nostra vita personale e professionale, per trasformarci ogni volta che sarà necessario, senza innamoraci delle scelte fatte nel momento in cui ci accorgiamo che non funzionano più o che necessitano di modifiche.

Come ci ricorda Nassim Nicholas Taleb: “Non possiamo sapere cosa ci aspetta ma possiamo imparare ad affrontare l’impatto degli eventi su di noi.”

Autrice

Dr. Valentina Patacca

Psicologa del Lavoro e autrice del podcast Psicologia a Lavoro!

AUTRICE