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Quanto ti senti efficace nella tua vita?

Oggi affrontiamo un altro argomento importantissimo per costruire la nostra professionalità e personalità, devo dire che sono molto affezionata a questo costrutto perché nei miei anni di università allo psicologo canadese Albert Bandura, ho sempre pensato che gli fischiassero ogni giorno le orecchie perché in ambito lavorativo il costrutto dell’autoefficacia veniva citato molto spesso. Questo perché l’autoefficacia percepita è rappresentata dalla consapevolezza che abbiamo di essere capaci, oggi e in futuro, di dominare le attività che svolgiamo, le situazioni che viviamo e gli aspetti del nostro funzionamento psicologico e sociale. Molti studi inoltre hanno dimostrato che il senso di efficacia da un contributo importante allo sviluppo della carriera. Quindi dalle nostre convinzioni, di essere o meno capaci, derivano le valutazioni che facciamo nella scelta degli obiettivi da raggiungere. In pratica le sfide e gli obiettivi che vogliamo raggiungere derivano, dal sapere chiaramente cosa siamo in grado di fare e come raggiungere quei risultati. A loro volta questi risultati, positivi o negativi che raggiungiamo, vanno ad influenzare la nostra capacità di apprendere e di costruirci la nostra immagine sia a livello fisico, sociale che di autostima.

E qui spesso noto, infatti, nei miei clienti in terapia che c’è confusione tra autostima, il costrutto che abbiamo visto nella puntata precedente, e questo di autoefficacia, perché influenzandosi a vicenda è forse più complicato capire dove finisce una e dove inizia l’altra. Quindi in generale possiamo dire che l’autostima si riferisce ai giudizi di valore personale, mentre l’autoefficacia fa riferimento ai giudizi sulle capacità personali.

Un altro costrutto legato all’autoefficacia è anche il locus of control che può essere interno o esterno, cioè la convinzione che i risultati che ottieni siano determinati dal tuo comportamento, locus of control interno o che invece derivino da cause esterne indipendenti dalla tua volontà. Tuttavia, la sola convinzione che i risultati siano determinati dal nostro comportamento può sia demoralizzare che potenziare l’efficacia personale percepita, a seconda che si creda o meno di poter produrre un comportamento adeguato, quindi chi crede che i risultati dipendano da sé ma è privo delle abilità indispensabili per raggiungere i risultati sperati, sperimenterà un senso di efficacia ridotto e guarderà alle attività con un senso di inutilità. In una delle prossime puntate approfondiremo anche il locus of control, con un occhio di riguardo a quello lavorativo.

Quindi come avrai capito l’argomento è molto vasto e si intreccia inevitabilmente con tante altre teorie, oggi però mi soffermo sull’autoefficacia di Bandura, non tanto per descriverti l’intera teoria, ma per vedere insieme quali sono gli aspetti che ci posso essere utili per rafforzarla.

Possiamo allora dire che la convinzione di autoefficacia non è fissa e statica, ma si genera ed è costantemente rinegoziata da almeno 5 fonti, a loro volta influenzate dalle interpretazioni che diamo delle esperienze passate e presenti.

Vediamo allora quali sono le 5 fonti con cui possiamo accrescere il nostro senso di autoefficacia:

  • La prima è quella considerata più forte cioè l’esperienza comportamentale diretta di gestione efficace, cioè i compiti fatti da noi in prima persona e portati a compimento. Dove i successi vanno a fortificare la fiducia nella nostra efficacia personale, e gli insuccessi la vanno a d indebolire. Ma attenzione non tutti i successi, perché ad esempio se ci capita di sperimentare solo facili successi, finiamo per aspettarci di ottenere risultati veloci, questo comporterà che saremo più inclini a farci scoraggiare dagli ostacoli che incontriamo e poi dall’insuccesso che proviamo. Quindi affinché il senso di efficacia sia resiliente è indispensabile affrontare degli ostacoli, mettendoci impegno e attraversando la fatica per poter raggiungere la soddisfazione e incamerare un’esperienza di vero successo. Questo ci tengo molto a sottolinearlo perché spesso mi capita durante i colloqui che faccio ai candidati in selezione di leggere nel cv che si hanno ottime doti di problem solving, che sono persone orientate al risultato, salvo poi chiedere loro di raccontarmi un’esperienza in cui hanno effettivamente utilizzato queste competenze e scoprire che sono persone a cui piace vincere facile. Ma questo lo racconteremo semmai in un altro podcast!
  • La seconda fonte sono le esperienze vicarie, cioè quegli apprendimenti che facciamo osservando le atre persone. Quando ad esempio ad un esame abbiamo saputo il nostro voto, per capire se realmente siamo andati bene o male lo abbiamo comparato con quello degli altri. Questo perché il confronto sociale è un fattore molto importante nell’autovalutazione delle nostre capacità. Nella vita di tutti i giorni spesso ci capita di paragonarci ad amici, colleghi, competitor o ad altre persone, che sono impegnati in attività simili alla nostra, perché il fatto di rendere prestazioni migliori rispetto a loro accresce la nostra convinzione di essere efficaci, al contrario il fatto di essere superati dagli altri la riduce. Questo quindi vuol dire che  la nostra valutazione di autoefficacia varierà notevolmente a seconda del talento della persona a cui abbiamo scelto di paragonarci, quindi facciamo molta attenzione a questo tipo di scelta, per non trovarci a valutarci in modo poco realistico.
  • La terza è la persuasione verbale, cioè il livello di autoefficacia personale si alza o si abbassa in base anche  a ciò che le persone significative della nostra vita ci dicono. Ad esempio se stai affrontando delle difficoltà o degli ostacoli nel raggiungimento di un obiettivo sarà più facile che il senso di efficacia si mantenga se le persone per te significative esprimono fiducia nelle tue capacità, mentre diminuirà se avrà seri dubbi che potrai farcela. In quest’ottica diventa importante saper scegliere le persone di cui circondarsi.
  • La quarta sono gli stati fisiologici e emozionali, cioè prendiamo informazioni sulla nostra percezione di efficacia da come reagisce il nostro corpo e le emozioni che proviamo quando siamo di fronte ad un compito complesso, ad una sfida. Se sentiamo di non essere capaci e ci concentriamo sulle nostre reazioni di stress è più probabile che aumentiamo la nostra ansia fino a portarla a livelli elevati che ci impedisce di raggiungere l’obiettivo. Quindi è fondamentale conoscerci al meglio per sapere quali sono le corde che suonano in noi in determinate circostanze.
  • La quinta è l’esperienza di immaginazione, pensare a situazioni di sfida con risultati positivi, di successo, in cui ci vediamo impegnati a raggiungere con dei risultati aiuta ad aumentare la nostra percezione di autoefficacia, così come la riduce il pensare spesso a situazioni in cui viviamo degli insuccessi.

Quindi questi sono i 5 modi in cui noi possiamo accrescere la nostra autostima, ma tutte le informazioni che reputiamo importanti per valutare la nostra capacità personali, in qualunque modo ci arrivino, esperienza diretta, vicaria, di persuasione o percezione dei nostri stati fisiologici ed emotivi, ci sono utili solo se le elaboriamo poi a livello cognitivo e riflettiamo su di esse in modo efficace.

Nel canale gratuito su Telegram Psicologia a Lavoro! trovi alcuni spunti e delle risorse per approfondire questo tema e iniziare ad fortificare la tua autoefficacia percepita. Se non sei ancora iscritto al canale basta cliccare qui per accedere.

L’autoefficacia è senz’altro un costrutto molto complesso che influenza ogni ambito della nostra vita, ma se penso a ciò che vedo nel mio lavoro è che spesso le persone si trovano in situazioni di indecisione cronica e continuano a posticipare le scelte, lavorative, finché le circostanze non le costringono a farlo, e allora si lasciano trasportare dagli eventi finché non finiscono per svolgere un lavoro senza aver esplorato le possibili alternative e senza impegnarsi in ciò che fanno. Questo accade anche perché il processo decisionale relativo alla carriera non è solo una questione limitata alla scelta di una particolare occupazione, ma consiste piuttosto nel diventare abili a risolvere problemi quando le cose non sono facilmente predicibili. Non si tratta quindi solo di apprendere, ad esempio, la capacità di problem solving, perché se le persone non hanno fiducia nella propria funzione di giudizio faticano a prendere decisioni e a rispettarle anche se qualcuno ha insegnato loro le strategie per farlo. Ecco perché lavorare, sul rafforzamento dell’efficacia decisionale, ha assunto una maggiore importanza nella realizzazione di una vita occupazionale soddisfacente, e se vuoi approfondire la soddisfazione lavorativa, puoi ascoltare la puntata che trovi già nel podcast. Quindi minore è il senso di efficacia, nello svolgimento di attività che favoriscono delle scelte dettate dal nostro controllo, come l’autovalutazione delle nostre capacità e interessi, la scelta di obiettivi mirati alle scelte occupazionali, la pianificazione di corsi coerenti per il raggiungimento di obiettivi selezionati, l’ideazione di una strategia per gestire problemi e difficoltà, e di tutte quelle sotto abilità che ci aiutano a definire la nostra identità professionale, il famoso personal branding, maggiore sarà il livello di indecisione occupazionale. Chiaramente tutto questo avrà un impatto sia sullo sviluppo dell’autoefficacia occupazionale che sulla produttività e la soddisfazione per il proprio lavoro. Inoltre il senso di efficacia per l’adempimento di richieste lavorative influisce anche sul livello di stress e sulla salute del lavoratore in generale.

Per concludere vediamo come si traduce quello che abbiamo visto nell’identikit di una persona che ha un basso livello di autoefficacia e una che ha un alto livello di autoefficacia:

  • possiamo allora distinguere le persone con un basso senso di autoefficacia percepita, perché sono inclini ad evitare lo svolgimento di compiti impegnativi, perché percepiti come delle minacce. Generando bassi livelli di aspirazione e di impiegano nel perseguimento degli obiettivi. Quando sono di fronte ad un ostacolo o devono affrontare situazioni difficili tendono a focalizzarsi sulle proprie debolezze, sugli impedimenti e sull’avversità degli esiti. Questo perché si lasciano guidare dall’indecisione, e sono avvolti dall’incertezza e dalla paura di rischiare, precludendosi non solo un risultato positivo nella singola attività svolta, ma anche la scoperta di contesti e situazioni in cui avrebbero potuto avere successo.
  • al contrario le persone con alti livelli di autoefficacia percepita, sono attratte dai compiti difficili, poiché vedono in questi delle occasioni per mettersi alla prova e sfidare le loro capacità. In queste personalità ci sono alti livelli di aspirazione, impegno e resistenza alla fatica nelle attività volte al raggiungimento degli obiettivi prefissati. Quando si trovano di fronte ad un ostacolo si spronano nel volerlo superare attingendo anche a tutte le loro sotto abilità, che nel frattempo hanno imparato a padroneggiare, così da caricare come se fosse una dinamo la loro autoefficacia percepita.

Ti lascio con una delle citazioni più famose dello psicologo canadese Albert Bandura:

Fidarsi di te stesso non garantisce il successo, ma fallire nel farlo garantisce il fallimento”.

Autrice

Dr. Valentina Patacca

Psicologa del Lavoro e autrice del podcast Psicologia a Lavoro!

AUTRICE