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Quanto brilla la tua autostima?

Buongiorno! Affrontiamo oggi un aspetto fondamentale per poter trovare un equilibrio tra noi stessi, tutti gli ambiti della nostra vita. Parliamo di autostima.

Come anche altri aspetti che abbiamo visto nelle puntate precedenti anche l’autostima è un paradigma che possiamo costruire e fortificare giorno dopo giorno e che non è stabilita una volta per tutte. La definizione della nostra autostima si stabilisce attraverso dei fattori interno a noi, ma anche attraverso la relazione e l’influenza derivanti dall’ambiente in cui siamo inseriti. È quel pilastro che ci aiuta a credere in noi stessi, a farci sentire in grado di affrontare le difficoltà della vita, che ci sostiene quando ci impegniamo nel realizzare nuovi progetti di vita o lavorativi.

Tre elementi fondamentali ricorrono costantemente in tutte le definizioni di autostima (Bascelli, 2008):

  • La presenza nell’individuo di un sistema che consente di auto-osservarsi e quindi di auto-conoscersi.
  • L’aspetto valutativo che permette un giudizio generale di sé stessi.
  • L’aspetto affettivo che permette di valutare e considerare in modo positivo o negativo gli elementi descrittivi.

La nostra autostima si forma e si trasforma nel tempo insieme ai nostri valori di base, alle nostre qualità, all’immagine che abbiamo di noi stessi. Inoltre l’autostima non è possibile considerarla uguale per ogni ambito della nostra vita, in quanto potrei avere un’alta stima di me quando scrivo, o suono uno strumento, ma al contempo potrei sentirmi carente in altre aree. Tuttavia se riesco a far crescere la mia autostima in alcuni aspetti della mia vita potrei trascinare in alto anche l’autostima negli altri ambiti. Partendo quindi da un ambito specifico e impegnandoci avremo più possibilità di influenzare tutta la nostra autostima generale.

L’autostima è legata all’amore, alla stima, all’ascolto e all’attenzione che abbiamo ricevuto dai nostri genitori. Quando un bambino sente di essere accettato e amato così com’è e non per ciò che fa o per come dovrebbe essere, sente di essere ascoltato e rispettato tanto nei successi che nei fallimenti,  vedrà  crescere la fiducia in se stesso.

Avere una buona autostima da adulti ci permette anche di essere d’ispirazione per i bambini che acquisiscono informazioni su come vivere molto di più osservando il nostro comportamento, che non ascoltando le nostre parole. Possiamo trasmettere loro di avere fiducia in sé stessi partendo dalla coerenza che mettiamo noi in campo tra quello che diciamo e quello che poi facciamo.

Quello che invece può ostacolare la crescita di una buona autostima è il ricevere delle continue critiche, l’essere ridicolizzati, o ignorati, il sentire il peso di dover sempre essere perfetti agli occhi di qualcuno, il subire violenze psicologiche o fisiche. Tanto che l’autostima e la depressione sono inversamente collegati.

In generale, seguendo la definizione di Battistelli (1994) possiamo dire che l’autostima è l’ “Insieme dei giudizi valutativi che l’individuo dà di se stesso”. E infatti nella costruzione del processo di formazione dell’autostima abbiamo due componenti: il sé reale e il sé ideale. Ciò che crea il livello di autostima è la valutazione che facciamo della distanza che c’è tra i due.

Il primo, ovvero, il sé reale è la visione oggettiva delle nostre abilità, cioè corrisponde a ciò che realmente siamo, ciò che facciamo e sappiamo.

Il secondo, ovvero, il sé ideale invece corrisponde a come noi vorremmo essere.

L’autostima è quindi il risultato del nostro confronto tra ciò che siamo e ciò che vorremmo essere. Più il divario tra questi due visioni di noi stessi è grande, minore sarà l’autostima che avremo di noi stessi.

La funzione del sè ideale è quella di aiutarci a creare degli obiettivi da raggiungere, stimola la nostra crescita, tuttavia quando i nostri obiettivi non sono realistici o non si basano su nostre capacità concrete il divario tra questi due sé può generare insoddisfazioni ed emozioni negative. Ma abbiamo detto che siamo in un processo, e come noi anche la nostra autostima, quindi per riequilibrare il divario e iniziare a avvicinare il sé reale con quello ideale, abbiamo due opzioni:

  • possiamo accorciare le distanze, ridimensionando le nostre aspirazioni
  • possiamo migliorare il nostro se reale.

Fondamentale diviene allora il dialogo, o meglio la qualità del dialogo che abbiamo con noi stessi. Se passiamo il tempo a ripeterci che tanto non siamo in grado di fare nulla, che siamo incapaci, che non ce la faremo mai, allora non è per chiaroveggenza che le cose andranno sempre male, ma per auto-sabotaggio. È una profezia che sia avvera perché credendo questo di noi andremo alla ricerca di conferme per avvalorare il nostro dialogo disfunzionale e rimanere con un’autostima bassa e il non raggiungimento dei nostri obiettivi professionali.

Lavoriamo allora prima su di noi, sul far diventare un dialogo positivo quello con noi stessi, di essere per noi delle persone comprensive e non giudici senza pietà. Un buon inizio per alzare il nostro livello di autostima può essere quello di prenderci un momento per fare un’autoanalisi dei nostri punti di forza, di miglioramento, del contesto in cui siamo inseriti e delle relazioni che abbiamo instaurato, ma anche degli obiettivi che vogliamo raggiungere, verificarne la reale fattibilità con ciò che siamo, conosciamo e sappiamo fare oggi, così da sapere su cosa andare a lavorare per accorciare le distanze tra sé reale e sé Ideale.

Quali sono le differenze tra chi ha un’alta e una bassa autostima?

Le persone con un’alta autostima:

  • hanno imparato ad amare sè stesse e anche che sono degne di essere amati dagli altri;
  • scelgono con cura le persone di cui circondarsi;
  • eliminano il rimuginare interiore che ci svaluta o ci fa leggere le situazioni e le relazioni in modo negativo e cospiratorio nei nostri confronti;
  • sviluppano la resilienza e l’antifragilità cioè lavorano su quelle capacità ci aiutano a raggiungere gli obiettivi attraverso le difficoltà, non facendosi spaventare dalla fatica e motivandosi quella sensazione di soddisfazione che alimenta l’immagine positiva di noi stessi, come persone che ce la fanno, che hanno le capacità e la forza di raggiungere ciò che desiderano;
  • sono padroni del proprio potere decisionale, invece di aggrapparsi ad ogni giudizio esterno che arrivi;
  • sono focalizzate e concentrate sul trovare le modalità di far brillare la propria luce interiore;
  • allenano la coerenza tra ciò che dicono e ciò che fanno;
  • raggiungono i risultati.

Alcuni aspetti su cui lavoro con i clienti che vengono in studio per iniziare a lavorare sul potenziamento della loro autostima sono:

  • partire dall’autoanalisi di cui parlavo prima; quindi dal conoscersi a fondo e dal capire bene qual è il tuo valore;
  • riformulare le frasi negative che pronunciamo a noi stessi o spesso usiamo per descriverci agli altri;
  • definisci obiettivi chiari e azioni ben definite, allenando così anche la tenacia nel raggiungerli, parti dai più piccoli e poi con il tempo aumenta la complessità
  • prenditi cura delle relazioni sociali, scegliendo di circondarti di persone che ti aiutano a tenere accesa la tua luce
  • allena al contempo le skill satellite che ti aiutano ad innalzare la tua autostima, come la comunicazione assertiva, l’agilità emotiva o l’antifragilità.
  • tieni traccia del tuo percorso, su un quaderno o su un file dedicato, per apprezzare ciò che sta funzionando o per aggiustare il tiro.

Per concludere ti lascio con una frase di Maxwell Maltz che trovo illuminante perché in poche parole riesce a rappresentare nella nostra mente cosa significa vivere con una bassa autostima:

“Avere scarsa autostima è come percorrere la strada della vita con il freno a mano tirato.”

Autrice

Dr. Valentina Patacca

Psicologa del Lavoro e autrice del podcast Psicologia a Lavoro!

AUTRICE