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Il processo del Design Thinking

Buongiorno! Nelle scorse puntate abbiamo fatto riferimento spesso al design thinking e alla possibilità che ci offre di trovare soluzioni ai nostri problemi o difficoltà attraverso un approccio iterativo Perché ho scelto questo approccio per il mio lavoro con i clienti, perché è un approccio centrato sulla persona, sui suoi bisogni e sulle soluzioni che vengono ideate. Ma per poter utilizzare il Design Thinking è fondamentale fare un cambiamento nel mindset con cui ci approcciamo alla vita. Si perché se il Design Thinking rimettere al centro del processo la persona vuol dire che abbiamo noi in mano la responsabilità di creare e tenere in movimento questo processo. In una delle ultime puntate del 2020 ho parlato di alcuni atteggiamenti mentali che è indispensabile potenziare per guardare la realtà da altri punti di vista, trovare soluzioni funzionali per noi e arrivare dove nessun uomo è giunto mai! per gli amanti, come me, di Star Trek. Il Design Thinking quindi ci fornisce non solo un metodo da seguire in 5 step, che ora vedremo, ma un approccio alla costruzione di una vita e di una carriera sani e soddisfacenti.

Il design thinking ci aiuta a risolvere problemi complessi e a innovarci ogni ambito della nostra vita.

In Design Thinking viene applicato in contesti manageriali, intorno al 2000 da David Kelley, un professore di ingegneria di Stanford, che ha descritto il processo mentale che fa un designer quando crea un prodotto o un servizio che sia appetibile per il mercato. In contesti aziendali ha quindi con l’obiettivo di capire quali prodotti o servizi realmente funzionano per i clienti e poter avere l’opportunità di testare la soluzione prima di investire ingenti quantità di denaro. Tim Brown, CEO di IDEO, ci dice: “Il Design Thinking è un approccio all’innovazione finalizzato a integrare i bisogni delle persone con le possibilità offerte dalle tecnologie e gli obiettivi aziendali.”

Nel tempo sono state sviluppate diverse versioni di questo processo dall’Università di Stanford a quella del Giappone. Ciò che accomuna tutti vari processi sviluppati è che si basano sull’iterazione, cioè la possibilità di tornare ad una fase precedente e rimescolare le carte, alternando fasi di divergenza, in cui ci apriamo alle informazioni e alle possibilità e di convergenza, in cui ci si focalizza su alcuni aspetti e se ne escludono, per il momento degli altri. È un modo per progettare in modo funzionale. Quindi possiamo dire che il Design Thinking può essere utilizzato da chiunque abbia di fronte a se una sfida da affrontare o un problema complesso a cui trovare una soluzione in modo creativo, uscendo dagli schemi rigidi ed entrando a contatto con il processo delle idee. Quello che vi propongo qui è il processo che si basa sulle 5 fasi dell’Università di Stanford.

All’interno del canale gratuito Telegram Psicologia a Lavoro! troverai una grafica che descrive il processo nelle sue 5 fasi. Se non sei ancora iscritto al canale basta cliccare qui  per ricevere il link di ingresso.

Vediamo le 5 fasi:

Fase 1: Empatizza

L’inizio del processo richiede una valutazione della situazione e una raccolta di dati che ci sono utili per sapere cosa stiamo cercando. L’obiettivo di questa fase è apprendere e raccogliere più informazioni possibili sul problema, ma anche su noi stessi. Esplorare quali opzioni hai per entrare in contatto con la realtà e quali sono i bisogni, le frustrazioni e le difficoltà che stai incontrando. L’empatia, lo abbiamo detto molte volte qui nel podcast è la capacità di comprendere la sfera emozionale propria e dell’altro, quindi è uno strumento utilissimo per apprendere. Questa fase non è solo rivolta alla teorizzazione di ciò che stai cercando, ma una fase di azione sul problema, attraverso l’osservazione di altri che hanno avuto lo stesso problema o uno simile, immergendoci in realtà che possono favorire lo scambio di opinioni per aver un’intuizione utile, la comunicazione con gli altri rispetto al tuo sentire e al tuo problema.

Fase 2: Definisci

In questa fase raccogli tutte le opzioni, le informazioni, i bisogni e le frustrazioni, riscontrati nella fase precedente. Analizza tutto ciò che hai raccolto e definisci le macro-aree e le priorità. In questa fase possono esserti utili ad esempio degli strumenti di visual thinking come le mappe mentali, gli schemi, o organizzare le macro-aree con dei post-it sul muro, così da avere chiaro di fronte a te ciò su cui stai lavorando.

Fase 3: Concepisci idee

Ora in un brainstorming sulle informazioni delle fasi precedenti avendo in mente l’obiettivo di generare e sviluppare quante più idee e soluzioni ti vengono in mente in relazione al problema che stai analizzando. Ricorda come abbiamo detto nelle puntate precedenti, la quantità di idee generate in questa fase è da privilegiare alla qualità. Questo perché più opzioni grezze hai più aumenta la tua possibilità di scegliere una soluzione funzionale o un mix di soluzioni. Non porre dei limiti alla tua immaginazione in questa fase, ma lasciala scorrere. Valuta anche, in base alla complessità del problema da risolvere, se potresti coinvolgere altre persone per superare vincoli o criticità e raggiungere il tuo obiettivo.

Fase 4: Prototipa

In questa fase crea, quindi materializza una soluzione o più di una parallelamente, se necessario, e crea un prototipo da mettere in campo. Chiedi feedback agli altri sulla tua idea. Qui l’obiettivo è capire cosa funziona della soluzione e cosa non, dandoti così la possibilità di migliorare in tempi rapidi la soluzione o valutare se sono problematiche accettabili per te nel lungo tempo. Ricorda non innamorati di nessuna idea, o cambiarla quando non funziona sarà difficilissimo.

Fase 5: Testa

Ultima fase del processo, hai raccolto informazioni, scelto le soluzioni e creato dei prototipi, ora è giunto il momento di metterlo in campo e testare se ciò a cui hai pensato incontra i tuoi bisogni e se  funziona per te e risolve il tuo problema. O se è necessario ripercorrere alcune fasi del processo per apportare delle modifiche o provare altre soluzioni, senza però dover ricominciare da capo tutto il lavoro.

Per tutto il tempo ricorda che sei in un processo, ciò che sceglierai in ogni fase non è definitivo e scritto sulla pietra ma solo una possibile opzione su cui lavorare, scelta tra tante altre che al momento hai congelato, non buttato.

Come ogni novità all’inizio potrebbe sembrare complesso, in realtà il processo del Design Thinking ti aiuta a mantenere la rotta e a non navigare a vista, ti aiuta a ottimizzare le informazioni e le soluzioni, a non sprecare tempo ed energie e soprattutto a raggiungere il tuo obiettivo.

“Il design è il nucleo centrale di una creazione umana” – Steve Jobs.

Autrice

Dr. Valentina Patacca

Psicologa del Lavoro e autrice del podcast Psicologia a Lavoro!

AUTRICE