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Life Design – seconda parte

Buongiorno! Eccoci alla seconda puntata, il secondo step. Nella prima puntata abbiamo visto quali sono gli atteggiamenti mentali da potenziare per utilizzare l’approccio del design thinking e poterti accostare alle situazioni e ai problemi con occhi completamente diversi. Una volta preso consapevolezza di questo approccio ai problemi, il secondo step che vediamo oggi è sapere dove ti trovi, per capire dove vuoi andare. Sapere da dove si parte è talmente importante che pensa a  Stanford i professori Burnett e Evans, creatori del progetto Life Design,  per far capire ai loro studenti l’importanza di stabilire dove si è prima di immaginare in quale direzione stiamo andando, hanno affisso un cartello a forma di icona di google map con scritto “tu sei qui”.

Questo perché è necessario prima sapere dove ti trovi, quali problemi o difficoltà stai tentando di risolvere, per poi scegliere le strade da percorrere. Per capire dove sei i professori suggeriscono di suddividere la vita in 4 macro categorie: salute, lavoro, gioco, amore. L’esercizio è pensare a come ti senti oggi rispetto a queste aree: possiamo vederlo come un pit stop che facciamo dopo diversi giri in pista. Le macro aree quindi sono:

  1. Salute qui si intende valutare come ti senti, fisicamente, mentalmente e spiritualmente. Tra tutti questo è decisamente il più importante, perché il modo in cui definisci la tua salute influirà sulla valutazione della qualità della tua vita e su cosa riprogettare in futuro. Prova a pensare a che valutazione daresti al tuo stato di salute fisica, sei il tuo peso forma? Fai esercizio fisico? A livello mentale, ad esempio quanti libri leggi in un mese? Hai l’abitudine di scrivere le tue riflessioni? O di formulare dei buoni propositi e poi raggiungerli? A livello spirituale, ad esempio pratichi con costanza la meditazione? Quindi pensa alla tua salute nella sua totalità.
  2. Lavoro, fai una valutazione di come ti senti rispetto al lavoro che svolgi sia in termini qualitativi che quantitativi. Prova a fare una lista dei modi in cui lavori, se l’orario di lavoro è adeguato, o se lavori troppo, se ti senti spesso stressato o in carenza di energie, se i processi e flussi di lavoro ti aiutano ad essere efficace o se al contrario non ti ci ritrovi, se lavori per scadenze e arrivi sempre all’ultimo minuto per la consegna o ti capita di allungare i tempi, o se al contrario sei sempre puntuale.
  3. Gioco, quest’area riguarda tutte quelle attività che ti rendono felice solo per il gusto di farle. Ad esempio, cucinare per gli amici, organizzare serate a tema, giocare con i videogiochi, leggere o scrivere, fare volontariato, qui dovrai inserire solo le attività che ti regalano gioia nel farle senza altri fini.
  4. Amore, qui pensa all’amore sotto tutte le sue forme, amore per le persone che ti sono accanto, amore per gli animali, la comunità in cui vivi, insomma qualsiasi sia l’oggetto del tuo affetto, senza dimenticare l’amore che ricevi tu dagli altri.

Dopo averci riflettuto, scrivi alcune frasi su com’ è la tua situazione per ognuna delle 4 aree, ad esempio, “sono fuori forma”, “formulo dei buoni propositi”, “faccio consulenze private”, oppure “lavoro in azienda”, quindi frasi brevi che ti aiutano a definire la situazione. Il passo successivo è quello di disegnare una barra, per ogni categoria, e suddividerla in quattro parti, ora indica il tuo grado di soddisfazione per ogni categoria. Questo esercizio ti aiuterà ad avere davanti agli occhi un quadro della tua situazione attuale, e a posizionarti sotto al tuo cartello “tu sei qui”.

Quali aree richiedono maggior attenzione? in quale sei soddisfatto? Ricorda che non esiste il mix perfetto per tutti, ma solo quello che è perfetto per te, e che come abbiamo detto nella puntata precedente siamo in un processo, quindi la valutazione che facciamo oggi ci serve per iniziare il viaggio, e migliorarci sempre di più, non è una fotografia stabile.

All’interno del canale gratuito Telegram Psicologia a Lavoro! oltre alla grafica che descrive i 3 step, così da avere un percorso ancora più chiaro da seguire, oggi troverai anche la grafica dell’esercizio già pronto da svolgere.

Se non sei ancora nel canale Telegram basta mandarmi un messaggio al contatto privato @valentinapatacca e ti invio il link per entrare.

Bene ora che hai creato la tua mappa e sai dove ti trovi, è il momento di analizzare cos’è che ti sta bloccando, nel migliorare la soddisfazione delle tue 4 aree, quali sono i problemi che vorresti risolvere? Dare un nome al problema da risolvere ci permette di valutare se è il problema giusto e di non perdere mesi, anni a lavorare su problemi sbagliati. A quale area è legato il problema, o a quale combinazione di aree? Quali soluzioni hai già provato? Una delle abitudini che limitano il nostro cambiamento è voler risolvere un problema o più problemi mettendo in campo sempre la stessa soluzione e quando vediamo che non funziona, invece di fare un passo indietro e rivalutare il tutto, e chiederci “ sto lavorando sul problema giusto?” la riproviamo infinite volte anche se non ci sta portando da nessuna parte, qui ci vengono in aiuto gli atteggiamenti mentali di cui abbiamo parlato nella prima puntata. Siamo in un processo, perciò se una soluzione non funziona creiamone delle altre, facciamo dei prototipi e testiamoli, modifichiamo prima una piccola parte del problema o della soluzione, vediamo come stanno agendo gli altri, chiediamo aiuto.

Per valutare i problemi vediamo allora, in modo qui semplificato per motivi di tempo, come ci può essere utile l’approccio che hanno i due professori di Stanford, per analizzare i problemi e non restarne invischiati. Una volta riflettuto su quali possono essere i problemi che ci stanno impedendo di realizzare i nostri progetti, proviamo a valutarne la natura. I professori a grandi linee suddividono i problemi in:

  • maligni, e non perché sono malvagi o cattivi nei nostri confronti, ma perché resistono alle soluzioni da te fin qui provate e ti bloccano in una situazione di insoddisfazione
  • di gravità, questi non sono problemi reali, perché non puoi lavorarci su per risolverli. Sono delle situazioni o delle circostanze che finiranno per farti rimanere bloccato.

C’è una formula per affrontare con efficacia i problemi maligni ed è composta dalla Ricerca dei problemi più il problem solving. Utilizzare questa formula davanti ad un problema maligno ci porterà ad avere una vita ben progettata, perché avremo riconosciuto il problema e avremo provato prototipi di soluzioni diverse giungendo a trovare quella più funzionale per te nel minor tempo possibile.

Mentre se ci accorgiamo di avere un problema di gravità, possiamo solo accettare che il problema non può essere risolto così com’è e quindi proseguire con il voler trovare una soluzione a tutti i costi ci porterà solo a rimanere bloccati per mesi, anni o una vita intera.

Tuttavia per entrambi i tipi di problemi, maligni o di gravità, possiamo utilizzare una tecnica molto potente che ci permette di focalizzare l’attenzione sul problema giusto, in primis, e inoltre ci mette nelle condizioni di uscire dal pensiero fine a sé stesso, quindi non operativo, e ci permette invece di costruire il percorso che ci porterà a vivere una vita ben progettata: la tecnica è la riformulazione, che analizzeremo nella prossima puntata.

Bene in questo 2° step abbiamo visto come analizzare il tuo posizionamento e perché è importante sapere da dove si parte per intraprendere questo viaggio, inoltre abbiamo visto come capire se stiamo lavorando sul problema giusto per affrontarlo con efficacia e come possiamo iniziare a classificare i problemi che incontriamo per non rimanere bloccati.

Per oggi è davvero tutto e ti do appuntamento al prossimo lunedì.

Buona giornata!

Autrice

Dr. Valentina Patacca

Psicologa del Lavoro e autrice del podcast Psicologia a Lavoro!

AUTRICE