Leggi l’articolo o Ascoltalo dalla tua piattaforma preferita

Google Podcasts
iHeartRadio Podcasts

1° Soft Skill: Problem solving

Eccoci ad approfondire la prima soft skill della classifica: il problem solving. Nella nostra quotidianità, spesso incontriamo delle situazioni problematiche, alcune sono facilmente risolvibili, attraverso un’attenta riflessione che ci aiuta a capire facilmente come porvi rimedio, ma altre volte i problemi sono più complessi e le nostre energie, le nostre capacità e le nostre emozioni non riescono a farvi fronte e di conseguenza ci sentiamo bloccati, non sapendo da che punto partire per poterlo risolvere. In particolare questa capacità è una delle competenze chiave in ogni settore professionale: dalle posizioni amministrative a quelle manageriali, fino a quelle altamente specializzate. Se vi è capitato di leggere qualche annuncio di lavoro, avrete sicuramente notato, tra le competenze richieste, proprio la capacità di problem solving. Quindi analizziamo più da vicino, e partiamo dal termine inglese problem solving, dove l’-ing finale rafforza il significato di un atto in corso di svolgimento, questo ci indica che sono presenti un’ insieme di processi per analizzare, affrontare e risolvere positivamente situazioni problematiche. Il problem solving è quindi un processo non un’azione singola, e per questo racchiude in sé diverse competenze che è indispensabile possedere per arrivare ad una soluzione. In una situazione economica sempre più ingarbugliata e in continuo divenire, ad esempio,  è importante saper dimostrare di riuscire a leggere velocemente i nuovi contesti di riferimento, saper ricercare soluzioni ragionando fuori dagli schemi in modo originale ed innovativo, affidandosi a flessibilità ed adattabilità. Possiamo quindi definire il problem solving come un processo psicologico ed emozionale attraverso il quale ci adoperiamo per risolvere un problema o per trasformare in “positivo” qualcosa che all’inizio si presenta come sfavorevole.

Ora vediamo quali elementi possono favorire lo svilupparsi della nostra capacità di problem solving?

Ci sono, infatti, delle capacità personali che favoriscono la motivazione alla risoluzione di un problema, come ad esempio: avere una buona autostima, ovvero la valutazione positiva che abbiamo di noi stessi; una buona percezione di autoefficacia, definita da Bandura, psicologo comportamentista, come la credenza dell’individuo nelle proprie capacità; possedere una buona gestione delle emozioni, vuol dire saperle riconoscere ed utilizzarle come alleati.

Cosa invece potrebbe ostacolare la nostra capacità di problem solving?

  • alcune convinzioni personali, per esempio pensare e credere che il problema sia irrisolvibile;
  • un’interferenza emotiva, che può ostacolare e offuscare la percezione di un problema;
  • alcune  influenze negative dell’ambiente, come per esempio l’ atteggiamento di disappunto da parte di un collega, o del capo verso nuove modalità di approccio ai problemi, che ostacola la messa in atto di nuove soluzioni;
  • una rigidità cognitiva, cioè incapacità di cambiamento di prospettiva e pensiero verso il problema.

Ora vorrei proporvi una guida da utilizzare di fronte ad un problema,  è una tecnica che viene riassunta nell’acronimo F.A.R.E. e che racchiude i 4 passaggi, all’interno dei quali troviamo delle azioni da effettuare per meglio definire il passaggio da compiere:

Quindi abbiamo la F che sta per

FOCALIZZARE:

  • Stilare un elenco di problemi
  • Selezionare il problema principale
  • Verificare e definire problema principale
  • Scrivere la descrizione del problema

ANALIZZARE:

  • Decidere cosa è necessario sapere
  • Raccogliere i dati
  • Determinare i fattori rilevanti
  • Focalizzare i valori di riferimento
  • Elencare i fattori critici

RISOLVERE:

  • Generare soluzioni alternative
  • Selezionare una soluzione
  • Sviluppare un piano di attuazione
  • Scegliere la soluzione del problema
  • Organizzare un piano di attuazione

ESEGUIRE:

  • Impegnarsi ad raggiungere il risultato atteso
  • Eseguirlo,
  • Monitorarlo
  • Completarlo ed infine
  • Valutarne i risultati

Questi sono i passaggi principali, ma è bene sottolineare che questo processo è caratterizzato da circolarità, ovvero ogni fase può essere di nuovo modificata e approfondita una volta che i risultati sono stati verificati, ad esempio per trovare soluzioni alternative o per migliorare il risultato ottenuto.

Questa tecnica, quindi, non deve essere seguita in modo rigido, ma rappresentano una modalità più sintetica di analizzare un problema, proprio perché a volte il fatto di suddividere un problema in passaggi, ne favorisce una visione più chiara e questo può aiutarci, quando siamo in uno stato di confusione, a dare un ordine alla situazione, inoltre l’atto di scrivere questi passaggi aiuta ad elaborare mentalmente il problema stesso.

Se volete approfondire questo argomento potete iniziare dal libro: Problem solving. L’arte di trovare soluzioni, dove

Pietro Spagnulo , psichiatra e psicoterapeuta spiega come risolvere problemi aziendali, interpersonali ed emotivi esplorando quattro abilità fondamentali: osservativa, creativa, critica e pratica.

Ok, allora, siamo giunti alla fine, spero sia stato un approfondimento utile, nel prossimo parleremo del pensiero critico, competenza indispensabile per diventare pensatori autonomi, che non si lasciano influenzare dalla grande quantità di informazioni e stimoli che riceviamo ogni giorno.

Autore

Dr. Valentina Patacca

Psicologa del Lavoro e autrice del podcast Psicologia a Lavoro!

AUTRICE