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3° Soft Skill: Creatività

Oggi parliamo della terza soft skill in classifica: la creatività. Quando pensiamo a questa competenza trasversale siamo inclini a collocarla nel campo artistico, ma la verità è che non sono creativi solo gli scrittori, gli artisti e i musicisti, ma ognuno di noi è creativo quando è in grado di collegare informazioni, pensieri ed oggetti per creare nuove connessioni. La creatività è materia di studio da secoli, e sono quindi numerosi gli studi che sono stati effettuati. In particolare alcuni psicologi hanno studiato la creatività come quell’abilità di risolvere i problemi in modo nuovo, quell’abilità che ti fa raggiungere delle soluzioni innovative ed efficaci, cambiando i vecchi schemi di pensiero, attraverso processi che consentano di focalizzare l’attenzione, superare i limiti della situazione attuale e creare legami nuovi e diversi. Un’altra associazione che spesso, siamo soliti fare, è che la creatività sia un atto spontaneo, in realtà la creatività deve attraversare un processo in cui l’analisi e la sintesi si combinano con le nostre caratteristiche personali, i contenuti e le strategie per raggiungere un obiettivo.

Ad esempio possiamo definirci creativi se sviluppiamo una nuova modalità di organizzare il nostro lavoro, o il nostro studio, per raggiungere un maggior grado di efficienza, facciamo un esempio pratico: immaginate di essere a lavoro e di dover consegnare un progetto, quindi avete in mente una marea di informazioni, attività ed azioni da compiere, ma  non riuscite a trovare il modo di iniziare, o di combinare tutte le informazioni e le attività da svolgere, allora potreste prendere dei post-it e iniziare a scrivere su uno un’azione, su un altro un’informazione e un altro ancora un attività  che secondo voi sono  finalizzate all’obiettivo. Ora vi alzate dalla sedia, trovate una parete libera e iniziate a  disporre i post-it in modo da dare loro una sequenza, una logica di esecuzione, poi vi allontanate e analizzate la chiarezza del progetto, avete così creato una mappa mentale che vi condurrà alla consegna, senza tralasciare nulla.  Se non hai posto per attaccare i post-it puoi creare le tue mappe mentali attraverso dei software come ad esempio x-mind.

Bene vediamo ora quali sono alcuni tratti che distinguono una personalità creativa: innanzitutto la persona creativa è motivata dalla curiosità, ha bisogno di ordine e di avere successo; si presenta come una persona indipendente, autonoma e non convenzionale, presenta grandi capacità di lavoro, è in grado di autodisciplinarsi ed ha una vasta gamma di interessi; esercita un notevole impatto sulle altre persone; è costruttivamente critico, non facilmente soddisfatto; è intuitivo, empatico, e si sente creativo e si descrive agli altri come tale.

Ma come si diventa creativi, quali sono i passaggi che fa una mente creativa? Come dicevamo anche prima, gli studi sulla creatività sono moltissimi, ogni studioso, però, si è imbattuto nella teoria che il teorico delle scienze politiche Graham Wallas, ha sviluppato nel 1927. Questa teoria descrive le 5 fasi che attraversa il pensiero creativo per raggiungere il suo scopo, e sebbene durante gli anni moltissimi autori abbiano, ripreso, ampliato e approfondito ognuna delle fasi, quelle di Wallas restano comunque inalterate.

Vediamole insieme:

La prima fase è l’esplorazione: che sia interiore o esteriore, consapevole o meno. In linea generale l’esplorazione può essere caratterizzata da una modalità di pensiero analitica o da una più intuitiva, ma  chiaramente gli studi hanno rilevato che è la modalità intuitiva quella più creativa, quindi in questa prima fase è indispensabile lasciar vagare la mente, piuttosto che tenerla concentrata, su ciò che è inerente al problema, spaziamo con la mete anche ad ambiti che esulano il problema specifico per prendere l’ispirazione.

La seconda fase è la preparazione: qui abbiamo bisogno di raccogliere e selezione le informazioni rilevanti, di analizzare il problema e tutte le possibili soluzioni, di organizzare in modo sistematico e metodico le informazioni che abbiamo a disposizione.

La terza fase è l’incubazione: l’obiettivo di questa fase è elaborazione mentale del materiale a disposizione, cercando di creare un ordine che riesca a costruire un nuovo senso alle informazioni che abbiamo selezionato. Qui procediamo per prove ed errori, proviamo quindi cosa potrebbe funzionare e accantoniamo ciò che non ci aiuta a raggiungere il nostro obiettivo. Inoltre, dal momento che la nostra mente lavora anche in momenti in cui non siamo focalizzati sul problema, possiamo uscire con gli amici, andare a correre, e prendere le ditanze dal lavoro fatto, per lasciarlo sedimentare.

La quarta fase è l’illuminazione o l’insight: Cioè il momento in cui diventiamo consapevoli della nuova idea. Abiamo così il sentore che l’intuizione sia avvenuta all’improvviso, ma in realtà è solo perchè si basa sul nostro lavoro fatto nelle fasi precendenti.

La quinta, ed ultima fase, è la verifica: è il momento di capire se la nuova idea, la soluzione, l’intuizione a cui siamo giunti è utile, quindi la testiamo e la verifichiamo per poi formalizzarla ed iniziare ad usarla nella nostra vita.

Ma cos’è che ci impedisce di essere creativi? Quali sono gli ostacoli che possiamo incontrare?

Ci sono delle trappole in cui la nostra mente può cadere, e senza esserne consapevoli possiamo ritrovarci intrappolati in uno più blocchi mentali. Ma che cos’è un blocco mentale: è un atteggiamento che come un loop ci porta a pensare seguendo sempre gli stessi schemi, privandoci della scoperta di strade alternative. Come ad esempio:

  Credere che ci sia sempre e solo una risposta esatta per ogni cosa, perchè in realtà non esiste un’unica risposta adatta per ogni singolo quesito, ma possono essercene diverse da esplorare.

  • Vedere l’errore come qualcosa da evitare assolutamente, proviamo invece a vederlo come il tentativo che abbiamo fatto per esplorare qualcosa di nuovo e che ci ha fatto capire cosa per noi non va bene, in questo momento.
  • Lasciarsi sopraffare dal conformismo, e dalla terrificante idea che “si è sempre fatto così”,  proviamo invece ad avere il coraggio di provare nuovi modi di fare le cose o di osservare i problemi.
  • osservare il mondo circostante con un mentalità molto rigida. Cerchiamo invece di crearci delle linee guida, flessibili ai nostri scopi e la volta successiva, rimescolarle nuovamente. Questo, anche perchè ciò che ci porta al nostro obiettivo oggi, non è detto che sia valido anche domani.
  • Pensare che il gioco sia un’esclusiva dei bambini: Einstein definì la creatività come l’intelligenza che si diverte. Sapete ad esempio che il gioco dei Lego, i mattoncini più famosi del mondo, ora sono anche una pratica aziendale in cui potersi formare, proprio con l’obiettivo di favorire l’utilizzo sul lavoro del pensiero creativo? Si chiama Lego Serious play.
  • limitare il pensiero ai nostri settori di competenza: sviluppare un pensiero creativo vuol dire anche lasciarsi contaminare da ciò che accade in ambiti diversi, da quelli in cui operiamo di solito.

Quindi per riassumere possiamo diventare creativi solo se accettiamo di modificare il nostro assetto mentale in favore della diversità e del cambiamento costante volto sempre ad un miglioramento della nostra situazione, che sia un miglioramento funzionale o qualitativo della nostra vita.

Vediamo ora qualche tecnica utile per sviluppare il pensiero creativo, che è possibile utilizzare fin da ora:

ad esempio il brainstorming: è una tecnica che aiuta a lasciare libero sfogo alla creatività e produrre il maggior numero di idee possibili, in relazione ad un obiettivo. Attraverso la  sospenzione del giudizio, ci diamo la possibilità di proporre idee ed intuizioni, senza preoccuparci troppo della loro effettiva validità.

Una variante di questa tecnica è il visual brainstorming: ha le stesse caratteristihce della tecnica precedente ma si utilizzano esclusivamente immagini, disegni o foto.

La tecnica delle domande: ponetevi quante più domande possibili, senza l’urgenza di dare una risposta, per lasciare che la mente esplori nuove connessioni. Infine le mappe mentali, a cui abbiamo già accennato prima: sono una forma di rappresentazione grafica del pensiero, sono uno strumento utile per sviluppare la creatività, la memoria e ci spinge a creare la nostra personale chiave di lettura della realtà.

Bene, se volete potete approfondire questo argomento potete iniziare dal libro che si intitola: “La mente creativa. Misteri e paradossi, di Kaufman e Gregoire in cui gli autori esplorano le “menti disordinate” dei creativi, mettendo in luce dieci aspetti della personalità nei quali i creativi si differenziano dalle persone comuni e diventano straordinari.

Ok, allora, siamo giunti alla fine, spero sia stato un argomento interessante, nel prossimo approfondimento parleremo della capacità di team management, abilità importante che ci permette di gestire tutte le abilità della nostro team e raggiungere una finalità comune.

Autore

Dr. Valentina Patacca

Psicologa del Lavoro e autrice del podcast Psicologia a Lavoro!

AUTRICE