A volte capita di sentire il bisogno di sfogarsi, di tirare fuori un vissuto che in qualche modo ci ha colpiti, provando a trasformare in parole i pensieri e le emozioni che ci navigano dentro; altre volte siamo alla ricerca di un saggio consiglio che ci indichi la via d’uscita da quei pensieri; altre ancora cerchiamo l’aiuto di un professionista che ci sostenga nel tirare fuori quel vissuto e che ci affianchi nella comprensione in modo costruttivo.

Nel primo caso vorremmo un ascoltatore che ci lasciasse svuotare la mente con una valanga di parole, una dietro l’altra e tirare direttamente alla fine un sospiro di sollievo, solo per alleggerirci da un peso che abbiamo in testa e sul cuore, senza interruzioni o consigli.

Nel secondo caso cerchiamo una sorta di complice, l’amic* di turno, che condivida con noi la fatica di trovare una soluzione.

Nel terzo caso cerchiamo l’ascolto che offre un professionista, che è un tipo di ascolto volto, non solo a dare la possibilità alla persona di alleggerirsi da un peso, ma è un ascolto che aiuta a capire ciò che abbiamo vissuto, perchè lo abbiamo vissuto proprio in quel determinato modo, e ci aiuta a scoprire quali sono le risorse che possiamo mettere in campo per essere pronti la prossima volta.

Queste sono alcune situazioni in cui siamo in cerca di un ascolto. A mio avviso anche se cambia il motivo per cui cerchiamo qualcuno che ci ascolti, la tipologia di ascolto attivo è quella più efficace. Quanto ci farebbe stare meglio trovare di fronte a noi un ascoltatore efficace? Quando mi capita io provo gratitudine per quella persona! Per professione ho studiato e metto in pratica l’ascolto attivo con i miei clienti, ma nella vita privata non sempre ci si riesce, ma con un pò di pratica tutti possiamo essere ascoltatori efficaci, se lo vogliamo!

Ma che vuol dire Ascoltare attivamente?

Ascoltare è un arte complessa e mette in moto diverse abilità della persona, per esempio la sospensione del giudizio, la capacità di captare una particolare espressione nel volto dell’interlocutore, di provare empatia, di sentire quale emozione sta provando l’altro, di evitare di interrompere un flusso di parole, solo per dare mostra della presunzione di aver già capito cosa l’altro ci sta dicendo. Quindi, in pratica, l’ascoltocosì detto attivonon si limita all’uso delle orecchie o alla mera comprensione delle parole che una persona dice ma è un’attenzione volta all’altro.

L’ascolto attivo è una competenza comunicativa che mette in campo le abilità della persona nella sua totalità, donando inoltre il nostro tempo all’altro. Ecco perchè può risultare difficile in una società impegnata come la nostra ascoltare in modo efficace. Se mentre una persona vi sta raccontando qualcosa, voi state usando lo smartphone, guardando il pc o fuori dalla finestra, in realtà non state ascoltando al massimo state sentendo! Io penso che la differenze tra le due abilità, ascoltare e sentire, risieda nella partecipazione. Perchè l’ascolto attivo è un Ascoltare Ascoltandosi. Io adoro l’oriente e facendo una ricerca sono rimasta affascinata nello scoprire che c’è un ideogramma cinese che descrive l’azione di ascoltare. Il verbo Ascoltare viene scritto prendendo in considerazione gli elementi quali orecchio, occhi, cuore, tu, mente, attenzione unitaria. Un unico simbolo che spiega perfettamente l’arte di ascoltare. È emozionante!

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Tra gli autori che si sono occupati dell’ascolto vi propongo Marianella Sclavi, etnografa urbana, che ha insegnato l’arte di ascoltare. Vi riporto di seguito le sue 7 regole per essere Ascoltatori esperti, che potete trovare nel suo libro, L’arte di ascoltare e mondi possibili. Come si esce dalle cornici di cui siamo parte:

Le Sette Regole dell’Arte di Ascoltare

1) Non avere fretta di giungere alle conclusioni: sono la parte più effimera della ricerca

2) Quello che vedi dipende dal tuo punto di vista.Per riuscire a vedere il tuo punto di vista, devi cambiare punto di vista

3) Se vuoi comprendere quello che un’altra persona sta dicendo, devi assumere che ha ragione e chiedergli di aiutarti a vedere le cose e gli eventi dalla sua prospettiva

4) Le emozioni sono strumenti conoscitivi fondamentali se sai capirne il linguaggio. Non ti informano su quello che vedi, ma sul modo in cui guardi. Il loro codice è relazionale e analogico

5) Chi sa ascoltare è un esploratore di mondi possibili. I segnali più importanti sono quelli che si presentano (alla coscienza) come trascurabili e fastidiosi, marginali e irritanti al tempo stesso, perché non in linea con le proprie certezze

6) Un buon ascoltatore accoglie volentieri i paradossi del pensiero e della comunicazione. Affronta i dissensi per esercitarsi in un campo che lo appassiona, ovvero la gestione creativa dei conflitti

7) Per diventare esperto dell’arte dell’ascolto serve un metodo “umoristico”. Ma quando hai imparato ad ascoltare, l’umorismo vien da sé

Sono regole complesse ok, ma non impossibili da mettere in atto. Forse il primo passo da fare, per un ascolto attivo, è uscire dalla dicotomia “ragione-torto” “giusto-sbagliato” ed entrare in un’ ottica in cui l’altro ha il suo punto di vista e se voglio Ascoltarlo devo accettare che sia vero e mettermi nei suoi panni.

Buona Giornata!

Foto tratte da Google immagini

Autrice

Dr. Valentina Patacca

Psicologa del Lavoro e autrice del podcast Psicologia a Lavoro!

AUTRICE